Il Seme rubato

La sorpresa

                                                                

              Un caldo torrido rendeva l’aria irrespirabile. Dalle finestre  aperte, entrava aria calda. Era agosto e Milano era deserta! Dalla strada, non saliva il consueto frastuono assordante del traffico. I pochi passanti camminavano lentamente, quasi che il caldo avesse rallentato i loro bioritmi.

Mia figlia Emanuela era in montagna con i nonni materni, Francesca, la mia ex moglie, mi aveva chiesto di lasciarla con loro ancora due giorni. Avevo accettato, sapevo che aveva conosciuto dei nuovi amici e che si stava divertendo. 

Ancora due giorni d’attesa e poi via, al paese insieme ! 

Sdraiato sul divano col ventilatore al massimo, a venti centimetri da me, pregustavo  la gioia dell’arrivo. Là avevo mio padre, i fratelli, gli amici, il mare, ma, soprattutto, la sensazione impagabile di sentirsi veramente a casa, tra i volti conosciuti da sempre, le vecchie case, i portici, i campi. 

Alla completa felicità, ad ogni ritorno, mancava solo la presenza di mia madre. Quando varcavo la porta di casa non c’era più il suo abbraccio, il suo sorriso ad accogliermi.

Era morta da due anni, pochi giorni di sofferenza, non aveva detto nulla a nessuno per non darci dolore e ci  aveva lasciato. Era morta, dolcemente, così com’era vissuta. Lasciando in chi restava un gran vuoto ed in me il rammarico di non averla riabbracciata prima che morisse.

La sua morte mi era stata annunciata da un sogno che  non avevo saputo interpretare. Ero arrivato tardi, le avevo carezzato i capelli, l’avevo stretta forte, come tante volte avevo fatto, giocando con lei, mentre preparava il pranzo o puliva la cucina,ma lei non poteva più sorridermi, baciarmi. 

Quando era ancora di questa terra arrivavo all’improvviso alle sue spalle, le cingevo la vita […]

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